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Inaugurazione mostra

15/06/2008


Inaugurazione della mostra "Occhi del Cielo. Celti, etruschi, italici e la volta celeste".

La prestigiosa mostra sarà inaugurata alle ore 18,00 al Museo di Stato San Marino e rimarrà allestita fino al 21 agosto 2008.

Introduzione alla mostra di Venceslas Kruta. L’osservazione del cielo e dei movimenti degli astri sono stati indubbiamente uno dei primi strumenti dell’uomo nel suo cammino verso una padronanza del tempo e dello spazio. All’andamento quotidiano del sole e della luna e al loro utilizzo nella spartizione dello spazio, nella scansione del giorno, del mese e dell’anno, documentate già presso i cacciatori nomadi del Paleolitico, diverse decine di migliaia di anni fa, si aggiungerà l’identificazione di gruppi significativi di stelle, facilmente riconoscibili, che permettevano di ritrovare le direzioni principali e di seguire meglio lo svolgimento delle stagioni. I più importanti di questi gruppi di stelle, le nostre costellazioni, saranno progressivamente associati ovunque ad animali, divinità o personaggi mitici. Questo processo comincia in tempi molto antichi, come dimostra chiaramente la larga diffusione dei nomi di alcune costellazioni. Per esempio, l’Orsa Maggiore porta questo nome non solo in Europa ma anche presso popolazioni della Siberia orientale e ancora presso gruppi indigeni americani, indicando un’anteriorità dell’identificazione rispetto all’interruzione del passaggio esistente nello stretto di Bering, cioè prima di circa 15.000 anni fa. Ovviamente, racconti mitici spiegavano la nascita e le eventuali relazioni tra le costellazioni. Ne conosciamo anzitutto la ricca raccolta lasciata dall’antica Grecia. Alle stelle, riflesso dell’ordine universale e dei suoi complessi meccanismi, viene poi attribuita un’influenza determinante sugli avvenimenti terrestri, sul destino dell’Uomo e delle società. Nasce così l’astrologia e varie tecniche di osservazione e di divinazione che cercano di scoprire nel cielo un avvenire annunciato a chi ne sa leggere i segni. Il macrocosmo vi si riflette e predetermina il microcosmo.

Le testimonianze delle conoscenze astronomiche degli antichi Europei e dei loro atteggiamenti verso il cielo stellato sono abbastanza varie e numerose, ma non sempre di facile interpretazione: oltre agli imponenti monumenti megalitici della facciata atlantica, dei cerchi di fossati e palizzate dell’Europa centrale e degli orientamenti dei defunti, una buona parte delle immagini degli ultimi millenni a.C. nascondono dei significati astrali. Tuttavia, sono per noi spesso di difficile lettura e considerati quindi dei semplici temi ornamentali. La mostra vuole illustrare con opere emblematiche, non numerose ma particolarmente significative, tre aspetti del rapporto col cielo di altrettante diverse civiltà dell’Europa antica: la divinazione etrusca, la dottrina druidica dei Celti e l’adozione da parte di popoli italici di immagini di segni zodiacali importate dall’Oriente.