Spettacoli ed eventi di Natale
22/12/2007
Musica. Concerto di Natale dell’Orchestra Sinfonica della Repubblica di San Marino.
Direttore M° Damian Iorio. San Marino - Dogana, Teatro Nuovo, ore 21.00. Per informazioni: Istituto Musicale Sammarinese, tel. 0549/883100
Introduzione al concerto
ALEXANDER BORODIN. Danze Polovesiane da “Il Principe Igor”. Alexander Borodin è una figura straordinaria di intellettuale, musicista “dilettante” e uomo di scienza. Intorno al 1862 (grazie anche all’amico Musorgskij) fondò il celebratissimo “gruppo dei Cinque” con l’intento sincero di produrre un tipo di musica “nazionalistica” basata sul folklore e lontano dalle possibili contaminazioni occidentali. La sua unica opera Il principe Igor (iniziata nel 1869 e completata da Korsakov per la Prima del 1890) è imperniata su questo tipo di ricerca quasi “etica” sulla tradizione. Ed è proprio alla fine del II atto (quando Igor viene festeggiato per volere del Khan) che noi possiamo ascoltare il tema delle Danze Polovesiane. Qui non solo la timbrica fa uso marcato di strumenti di connotazione originariamente orientale, ma autoctona e ancora una volta “etica” è la freschezza e la spontaneità dell’invenzione melodica; quella spontaneità e leggerezza che spesso si ritrova senza intoppi nelle musiche che nascono al di là dell’Accademia e che vivono così nello spirito unito delle radici più popolari.
SERGEJ PROKOFIEV. Romeo e Giulietta (1935-38) di Prokofiev è sicuramente uno dei balletti più celebri e celebrati della tradizione occidentale. Questo non solo per l’immortale e assoluto intreccio scespiriano ma anche, e soprattutto, per le soluzioni melodiche (Leitmotiviche) quasi (melo) drammatiche date dal compositore ai suoi personaggi danzanti. In questo senso molti sono gli autori che si sono cimentati - anche in solo ambito strumentale - nella “narrazione” del dramma omonimo: pensiamo a Ĉajkovskij e Berlioz per fare solo due nomi celebri nel contesto “sinfonico-rappresentativo” probabilmente conosciuto dal compositore russo. Su questa scia Prokofiev infatti, oltre ad elaborare sui temi del balletto dieci pezzi per piano solo, estrae Tre Suite (rispettivamente op. 64a, 64b, 101). Questi lavori orchestrali mantengono intatto l’aspetto “motivico” e l’unità drammatica della partitura danzata: ci si muove con dialettica coerente da momenti più lirici ed eterei, “flautati” a situazioni più esplosive - quasi violente - nelle quali il compositore fa ricorso a soluzioni più “novecentesche” ed innovatrici (soprattutto per certo teatro tradizionalista) come l’utilizzo versatile del sassofono in orchestra, l’impiego vitale ed energetico del ritmo e il libero uso della dissonanza. Una tavolozza riuscita, variopinta - tradizionale ed innovatrice al contempo - per uno dei capolavori più riconosciuti del teatro di tutti i tempi.
Direttore M° Damian Iorio. San Marino - Dogana, Teatro Nuovo, ore 21.00. Per informazioni: Istituto Musicale Sammarinese, tel. 0549/883100
Introduzione al concerto
ALEXANDER BORODIN. Danze Polovesiane da “Il Principe Igor”. Alexander Borodin è una figura straordinaria di intellettuale, musicista “dilettante” e uomo di scienza. Intorno al 1862 (grazie anche all’amico Musorgskij) fondò il celebratissimo “gruppo dei Cinque” con l’intento sincero di produrre un tipo di musica “nazionalistica” basata sul folklore e lontano dalle possibili contaminazioni occidentali. La sua unica opera Il principe Igor (iniziata nel 1869 e completata da Korsakov per la Prima del 1890) è imperniata su questo tipo di ricerca quasi “etica” sulla tradizione. Ed è proprio alla fine del II atto (quando Igor viene festeggiato per volere del Khan) che noi possiamo ascoltare il tema delle Danze Polovesiane. Qui non solo la timbrica fa uso marcato di strumenti di connotazione originariamente orientale, ma autoctona e ancora una volta “etica” è la freschezza e la spontaneità dell’invenzione melodica; quella spontaneità e leggerezza che spesso si ritrova senza intoppi nelle musiche che nascono al di là dell’Accademia e che vivono così nello spirito unito delle radici più popolari.
SERGEJ PROKOFIEV. Romeo e Giulietta (1935-38) di Prokofiev è sicuramente uno dei balletti più celebri e celebrati della tradizione occidentale. Questo non solo per l’immortale e assoluto intreccio scespiriano ma anche, e soprattutto, per le soluzioni melodiche (Leitmotiviche) quasi (melo) drammatiche date dal compositore ai suoi personaggi danzanti. In questo senso molti sono gli autori che si sono cimentati - anche in solo ambito strumentale - nella “narrazione” del dramma omonimo: pensiamo a Ĉajkovskij e Berlioz per fare solo due nomi celebri nel contesto “sinfonico-rappresentativo” probabilmente conosciuto dal compositore russo. Su questa scia Prokofiev infatti, oltre ad elaborare sui temi del balletto dieci pezzi per piano solo, estrae Tre Suite (rispettivamente op. 64a, 64b, 101). Questi lavori orchestrali mantengono intatto l’aspetto “motivico” e l’unità drammatica della partitura danzata: ci si muove con dialettica coerente da momenti più lirici ed eterei, “flautati” a situazioni più esplosive - quasi violente - nelle quali il compositore fa ricorso a soluzioni più “novecentesche” ed innovatrici (soprattutto per certo teatro tradizionalista) come l’utilizzo versatile del sassofono in orchestra, l’impiego vitale ed energetico del ritmo e il libero uso della dissonanza. Una tavolozza riuscita, variopinta - tradizionale ed innovatrice al contempo - per uno dei capolavori più riconosciuti del teatro di tutti i tempi.


