Referendum, l'ANIS dice no
POLITICA :: 27/02/2008
Per l'Associazione Nazionale dell'Industria Sammarinese i veri problemi del Paese e dei lavoratori non vengono affrontati.
Con un comunicato stampa Anis chiarisce la propria posizione.
"L’azione dei referendari nasce non da esigenze reali ma da vecchie posizioni ideologiche e da lotte di potere intestine alle Organizzazioni Sindacali. Gli istituti del lavoro interinale e delle collaborazioni continuative a progetto sono, per la loro rigida disciplina, utilizzati in maniera del tutto marginale come dimostrano ampiamente gli esigui numeri. Per “opportunità” potremmo facilmente appoggiare i referendum sulla cosiddetta precarietà poiché è noto a tutti che l’Anis era ed è contraria all’attuale regolamentazione. Tant’é che anche recentemente abbiamo chiesto di ridiscutere quegli aspetti burocratici che impediscono alle imprese di rispondere con tempestività alle sollecitazioni del mercato limitando le loro possibilità di sviluppo con le conseguenti ricadute negative sull’occupazione. Ma non possiamo farlo, per coerenza con gli impegni assunti e per il rispetto che abbiamo verso gli imprenditori ed i lavoratori. Eventuali modifiche e miglioramenti devono passare attraverso il dialogo fra le Parti Sociali ed il Governo. Anche relativamente alla reintroduzione della scala mobile siamo fermamente contrari perché significherebbe compiere un passo in netta controtendenza rispetto al resto del modo occidentale dove gli aumenti retributivi sono legati al recupero di produttività. La contrattazione ha sempre prodotto aumenti che hanno abbondantemente salvaguardato il potere di acquisto delle retribuzioni rispetto all’inflazione. Problematiche e necessità complesse che nessuno può pensare di risolvere con dei referendum. I problemi drammaticamente urgenti del Paese, acuiti dalla perdurante instabilità politica, sono altri: le relazioni internazionali ed in particolare quelle con l’Italia, l’”assedio della Guardia di Finanza”, la riforma delle pensioni, il contenimento della spesa corrente, la mancanza di investimenti. Un Paese “vecchio” senza adeguate infrastrutture che ha perso il passo rispetto a tutte le altre nazioni ed anche rispetto ai Comuni circostanti. Forse un Paese senza ideali forti e condivisi. Votare no per noi significa gridare con forza il bisogno di cambiare nei modi e nei comportamenti che devono essere improntati a valori etici riconosciuti, alla collaborazione, al merito, alla responsabilità e alla solidarietà"
Con un comunicato stampa Anis chiarisce la propria posizione.
"L’azione dei referendari nasce non da esigenze reali ma da vecchie posizioni ideologiche e da lotte di potere intestine alle Organizzazioni Sindacali. Gli istituti del lavoro interinale e delle collaborazioni continuative a progetto sono, per la loro rigida disciplina, utilizzati in maniera del tutto marginale come dimostrano ampiamente gli esigui numeri. Per “opportunità” potremmo facilmente appoggiare i referendum sulla cosiddetta precarietà poiché è noto a tutti che l’Anis era ed è contraria all’attuale regolamentazione. Tant’é che anche recentemente abbiamo chiesto di ridiscutere quegli aspetti burocratici che impediscono alle imprese di rispondere con tempestività alle sollecitazioni del mercato limitando le loro possibilità di sviluppo con le conseguenti ricadute negative sull’occupazione. Ma non possiamo farlo, per coerenza con gli impegni assunti e per il rispetto che abbiamo verso gli imprenditori ed i lavoratori. Eventuali modifiche e miglioramenti devono passare attraverso il dialogo fra le Parti Sociali ed il Governo. Anche relativamente alla reintroduzione della scala mobile siamo fermamente contrari perché significherebbe compiere un passo in netta controtendenza rispetto al resto del modo occidentale dove gli aumenti retributivi sono legati al recupero di produttività. La contrattazione ha sempre prodotto aumenti che hanno abbondantemente salvaguardato il potere di acquisto delle retribuzioni rispetto all’inflazione. Problematiche e necessità complesse che nessuno può pensare di risolvere con dei referendum. I problemi drammaticamente urgenti del Paese, acuiti dalla perdurante instabilità politica, sono altri: le relazioni internazionali ed in particolare quelle con l’Italia, l’”assedio della Guardia di Finanza”, la riforma delle pensioni, il contenimento della spesa corrente, la mancanza di investimenti. Un Paese “vecchio” senza adeguate infrastrutture che ha perso il passo rispetto a tutte le altre nazioni ed anche rispetto ai Comuni circostanti. Forse un Paese senza ideali forti e condivisi. Votare no per noi significa gridare con forza il bisogno di cambiare nei modi e nei comportamenti che devono essere improntati a valori etici riconosciuti, alla collaborazione, al merito, alla responsabilità e alla solidarietà"


