Tibet, atto formale degli Esteri
POLITICA :: 20/03/2008
Approvato all’unanimità un ordine del giorno sul Tibet. La Commissione Affari Esteri invita il Governo a valutare ogni possibile iniziativa.
La Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, in considerazione dei gravi fatti che stanno avvenendo in Tibet, dove è in corso una violenta repressione da parte dell’esercito cinese della protesta dei monaci e degli abitanti tibetani esprime la più viva preoccupazione per l’inasprirsi della situazione che vede ancora una volta il verificarsi di una grave e palese violazione dei diritti umani fondamentali. Prende atto che il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ha rimarcato l’esigenza che in questa difficile situazione prevalga la strada del dialogo e che la comunità internazionale ponga in essere ogni azione che possa favorire l’immediata cessazione delle violenze. La Commissione invita quindi il Governo della Repubblica di San Marino ad adoperarsi nell’ambito multilaterale valutando ogni possibile iniziativa per giungere alla cessazione della repressione violenta ed alla ripresa di un dialogo costruttivo che possa favorire il ripristino dei diritti umani e la soluzione di questa grave controversia. Auspica che la Repubblica di San Marino, fortemente impegnata nel contesto internazionale per la difesa di quei valori che sono patrimonio della propria secolare storia di pace, possa dare un contributo di forte impegno morale in difesa della democrazia, dell’indipendenza e della ricerca di ogni possibile dialogo fra le parti in conflitto.
Il Tibet si trova in Asia centrale a 4900 metri di altitudine. L'invasione militare cinese è iniziata nel 1949. Da allora il Tibet ha gradualmente perso la propria identità culturale e sociale. Attualmente è sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese. Il leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama, si è detto disponibile ad incontrare il presidente cinese, Hu Jintao. Nel frattempo la capitale del Tibet, Lhasa, e le regioni cinesi a maggioranza etnica tibetana restano sotto assedio. Anche gli ultimi due giornalisti, i corrispondenti tedeschi Georg Blume e Kristin Kupfer, sono stati espulsi dalle autorità cinesi.
La Commissione Consiliare Permanente Affari Esteri, in considerazione dei gravi fatti che stanno avvenendo in Tibet, dove è in corso una violenta repressione da parte dell’esercito cinese della protesta dei monaci e degli abitanti tibetani esprime la più viva preoccupazione per l’inasprirsi della situazione che vede ancora una volta il verificarsi di una grave e palese violazione dei diritti umani fondamentali. Prende atto che il Segretario di Stato per gli Affari Esteri ha rimarcato l’esigenza che in questa difficile situazione prevalga la strada del dialogo e che la comunità internazionale ponga in essere ogni azione che possa favorire l’immediata cessazione delle violenze. La Commissione invita quindi il Governo della Repubblica di San Marino ad adoperarsi nell’ambito multilaterale valutando ogni possibile iniziativa per giungere alla cessazione della repressione violenta ed alla ripresa di un dialogo costruttivo che possa favorire il ripristino dei diritti umani e la soluzione di questa grave controversia. Auspica che la Repubblica di San Marino, fortemente impegnata nel contesto internazionale per la difesa di quei valori che sono patrimonio della propria secolare storia di pace, possa dare un contributo di forte impegno morale in difesa della democrazia, dell’indipendenza e della ricerca di ogni possibile dialogo fra le parti in conflitto.
Il Tibet si trova in Asia centrale a 4900 metri di altitudine. L'invasione militare cinese è iniziata nel 1949. Da allora il Tibet ha gradualmente perso la propria identità culturale e sociale. Attualmente è sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese. Il leader spirituale dei tibetani, il Dalai Lama, si è detto disponibile ad incontrare il presidente cinese, Hu Jintao. Nel frattempo la capitale del Tibet, Lhasa, e le regioni cinesi a maggioranza etnica tibetana restano sotto assedio. Anche gli ultimi due giornalisti, i corrispondenti tedeschi Georg Blume e Kristin Kupfer, sono stati espulsi dalle autorità cinesi.


