Il 1800 e Garibaldi

La sconfitta di Napoleone a Waterloo (18 giugno 1815) non pregiudica la libertà di San Marino che, grazie all’atteggiamento un pò ambiguo adottato fino ad ora, riesce a mantenere l’indipendenza anche dopo il Congresso di Vienna (1815), in quanto non definibile come alleato della Francia, grazie al previdente rifiuto di ampliare il territorio dietro proposta di Napoleone nel 1797.

La rinascita di San Marino in questo travagliato periodo è attribuibile ad Antonio Onofri, il Capitano Reggente, al quale verrà poi attribuito, l’epiteto di “padre della Patria” (morì il 25 febbraio 1825).

Durante il Risorgimento italiano, San Marino costituisce un rifugio sicuro per molti dei personaggi che parteciparono ai moti liberali di quegli anni, ai quali tra l’altro presero parte anche alcuni cittadini sammarinesi.

Totale è l’appoggio di San Marino a coloro che si battono per l’affermazione dei principi di libertà e indipendenza da sempre difesi nella Repubblica.

Garibaldi, Anita e il suo esercito arriva al Titano

Garibaldi, Anita e il suo esercito arriva al Titano

Tale posizione risulta non semplice da mantenere di fronte all’Austria e allo Stato Pontificio, per questo motivo la richiesta di Garibaldi di poter transitare all’interno di San Marino, giunta nel luglio del 1849 dopo la capitolazione della Repubblica Romana, non viene subito accolta. Garibaldi in quel periodo tenta di raggiungere Venezia, unica Repubblica superstite che ancora riesce a resistere agli Austriaci, ma nei pressi di Macerata Feltria si trova circondato da quattro eserciti.

L’unica possibilità di salvezza era la piccola Repubblica. Perciò Garibaldi ripete la richiesta inviando due messaggeri e senza aspettare risposta oltrepassa i confini con i 1500 uomini rimasti.

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Garibaldi incontra Belzoppi

Giunto sul Titano si presenta al Palazzo Pubblico per richiedere asilo. Il Capitano Reggente Domenico Maria Belzoppi, in passato partecipe nei moti liberali, accoglie e soccorre Garibaldi e i suoi uomini, chiedendo in cambio di evitare che San Marino sia coinvolto in scontri armati. Garibaldi accompagna i suoi uomini fino al convento dei frati cappuccini dove scioglie l’esercito. Alcuni militari trovano rifugio presso le famiglie sammarinesi, altri si allontanano a piccoli gruppi,

Nella notte del 31 luglio, Garibaldi con 150 fedelissimi esce dal Paese ed eludendo la sorveglianza di 12mila soldati austriaci che circondano il Titano muove verso Venezia.

L’episodio non passa inosservato: l’esercito austriaco viola i confini senza autorizzazione (2 agosto 1849) cercando i rifugiati nelle case ed intimando la consegna delle armi dei garibaldini.
Nonostante le intimidazioni, San Marino continua a dare asilo ai rifugiati e ad appoggiare le rivolte, ma questo attira i sospetti dello Stato Pontificio e dell’Austria, che sfociano nel tentativo di un’occupazione armata che ridimensioni la libertà del Paese.

L’intervento di Napoleone III e della Francia (1854) ne scongiura la riuscita.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) in varie occasioni Garibaldi ricorda ed elogia l’ospitalità di San Marino nel momento del bisogno.

Il 24 aprile 1861 riceve la cittadinanza sammarinese “ad honorem”e dichiara: “Vado superbo di essere Cittadino di cotanto virtuosa Repubblica“; il 13 giugno 1864: “Vi ringrazio del regalo che mi rinnoverà sempre nella memoria l’ospitalità generosa di San Marino in un’ora di suprema sciagura per me e per l’Italia“.

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Lettera di Lincoln ai Capitani Reggenti

Il 7 maggio 1861, anche Abraham Lincoln, presidente degli Stati Uniti d’America scrive ai Capitani Reggenti un messaggio cordiale ed augurale: “Grandi e Buoni Amici. Sebbene l’estensione dei vostri domini sia piccola, il vostro Stato è nondimeno uno dei più onorati di tutta la storia. Esso ha dimostrato, con la sua esperienza, la verità, così piena di incoraggiamento per gli amici dell’Umanità, che un Governo fondato sui principi repubblicani può venire amministrato in modo da essere sicuro e durevole”.

Il 22 marzo 1862 San Marino sigla una convenzione con il Regno d’Italia per regolamentare i reciproci rapporti di rispettosa stima e buon vicinato, accordo che sancisce la sovranità e indipendenza dello Stato sammarinese.