Una cava per il Palazzo
Il luogo che oggi chiamiamo Cava dei Balestrieri nacque come cava di estrazione. Negli ultimi venti anni del XIX secolo, durante il cantiere del nuovo Palazzo Pubblico (1884-1894), gli scalpellini sammarinesi estrassero qui la pietra arenaria locale necessaria alla facciata, alle colonne e alle cornici. Il taglio sistematico della roccia, protratto per decenni, lasciò un anfiteatro naturale sul fianco del Titano, appena sotto il centro cittadino.
Nel 1935 l'architetto Gino Zani propose un progetto di riqualificazione: sul sito doveva sorgere un nuovo Palazzo degli Uffici. Il cantiere cominciò ma fu interrotto dalla Seconda guerra mondiale e dai bombardamenti del 1944. Del progetto Zani resta solo l'alto basamento che sostiene la strada soprastante e che oggi fa parte del Monumento ai Caduti. L'idea di costruire un palazzo sull'area fu abbandonata definitivamente nel dopoguerra.
Arena della balestra
Dagli anni Sessanta la Cava fu gradualmente attrezzata per il tiro con la balestra grande all'italiana, antico gioco d'armi che fa parte del recupero storico e del folclore della Repubblica. I balestrieri avevano iniziato ad allenarsi qui dal 1965, e nel 1966 nacque ufficialmente la Federazione Balestrieri Sammarinesi, un corpo che fa parte della Federazione Italiana Balestrieri fondata lo stesso anno insieme alle formazioni storiche di Gubbio, Sansepolcro, Massa Marittima e Lucca.
L'inaugurazione ufficiale della Cava come spazio del tiro storico avvenne il 3 settembre 1971, data scelta non a caso: è il giorno della festa di San Marino e l'anniversario tradizionale della fondazione della Repubblica. Da allora la Cava è il punto di riferimento fisso per il Palio dei Balestrieri e per gli allenamenti quotidiani della Federazione.
«Le frecce lente della balestra grande sembrano più rituale che tiro. Ma la precisione è altissima, e la storia che scorre in quei gesti è di cinque secoli.»
61 protagonisti il 3 settembre
Ogni anno la Cava ospita il Palio dei Balestrieri, festa popolare e torneo di tiro che si svolge in occasione della ricorrenza del Santo, il 3 settembre. Le prime tracce dell'evento risalgono al 1537, anno in cui parteciparono anche alcuni frati del vicino convento di San Francesco a dimostrare il coinvolgimento di tutti i cittadini e il carattere profondamente popolare dell'iniziativa.
Dopo un lungo periodo di sospensione, il Palio fu ripristinato nel 1956 e da allora si svolge con costumi storici che ripropongono le divise delle nove squadre e i colori che rappresentano le bandiere dei nove Castelli. Le squadre sono composte da 5 balestrieri e un porta bandiera; al corpo del palio si aggiungono un ufficiale, un araldo, un paggio, due tamburini e due trombettieri. In tutto 61 persone in costume trecentesco scendono in arena.
| Ruolo | Numero | Funzione |
|---|---|---|
| Balestrieri (per squadra) | 5 | Tiratori in gara |
| Porta bandiera | 1 × 9 squadre | Rappresentanza del Castello |
| Ufficiale | 1 | Direzione del corteo |
| Araldo | 1 | Lettura del bando |
| Paggio | 1 | Servizio cerimoniale |
| Tamburini | 2 | Scansione ritmica dell'evento |
| Trombettieri | 2 | Annunci e passaggi cerimoniali |
Sette secoli di balestrieri
Fin dal XIV secolo ci sono testimonianze della presenza di un corpo di balestrieri con il compito di difendere le mura della città e mantenere l'ordine pubblico. La balestra grande all'italiana è un'arma antica, lunga oltre un metro, dotata di staffa per l'armamento e di un meccanismo a scatto per il rilascio del dardo. Il tiro richiede forza, precisione e lungo allenamento: per questo motivo i balestrieri sono spesso gli stessi da molti anni, con una trasmissione della tecnica quasi artigianale.
Oggi i balestrieri sammarinesi partecipano a tornei nazionali e internazionali, ottenendo titoli e riconoscimenti ben oltre i confini della Repubblica. La Cava è il loro campo di allenamento quotidiano, aperto al pubblico che può assistere a sessioni di tiro nelle giornate feriali, soprattutto nelle settimane precedenti al Palio. Il contesto naturale, con la roccia del Titano a fare da fondale, rende la visita suggestiva anche fuori dall'evento ufficiale.