Carta d’Identità dell’albergatore

grand_hotel_riminiPer fare l’albergatore non basta essere ospitali: servono garanzie di professionalità. E’ quanto sostiene la Cgil di Rimini, che ha pensato di lanciare una carta d’identità per gli albergatori. Niente di male a voler garantire la professionalità. Ma mentre si parla e riparla di quel che si può fare, la crisi continua a mietere vittime e l’icona dell’ospitalità riminese, il Grand Hotel, rinuncia all’apertura annuale e diventa stagionale.

La lunga estate degli albergatori insolventi non è ancora finita: inaugurata dall’hotel Mosè di Torre Pedrera e  tornata alla ribalta venerdì scorso col caso dell’hotel Dune  di Viserbella, la serie degli albergatori “non virtuosi” fa ancora discutere.
Tutti hanno alle spalle la stessa triste storia di dipendenti senza stipendio da giugno a settembre.

Ora si cerca di correre al riparo introducendo misure volte a prevenire i casi vergognosi dell’ultimo anno.
Così, la  Cgil di Rimini propone di istituire una carta d’identità dell’albergatore che dia garanzia che “chi viene a gestire un albergo” ha spiegato al Corriere di Rimini Mauro Rossi di Filcams- Cgil “mantenga i requisiti previsti dal diritto del lavoro e dalla qualità del servizio che viene offerto”.

La carta d’identità dell’albergatore, dunque, arriverà presto sui tavoli di lavoro nei comuni di Rimini, Riccione, Bellaria in collaborazione con la provincia di Rimini; nel frattempo, però, la Cgil ha sottoscritto accordi con Confesercenti e Confcooperative per creare un sistema di certificazione delle imprese in base alla qualità del servizio offerto  e al rispetto del lavoratore. Una specie di curriculum del gestore dell’hotel, insomma, che dia valore allo storico della struttura,  visto che a rimetterci non sono solo i lavoratori ma l’immagine turistica dell’intera Riviera.

Ma mentre si discute e si parla e riparla di quel che si può fare, i fatti prendono il sopravvento e la crisi si fa sentire anche tra gli alberghi di alta categoria: il Grand Hotel di Rimini ha annunciato che diventerà stagionale.
Invece di rimanere aperto 12 mesi (come d’altra parte ci si aspetterebbe da un albergo che è simbolo della città e che è stato uno dei precursori dell’apertura alberghiera annuale a Rimini) Antonio Batani ha fatto sapere che d’ora in avanti il Grand Hotel resterà chiuso 3 mesi, dal 10 gennaio a marzo 2011. Il motivo? I dipendenti sono il doppio rispetto al numero di clienti di quel periodo.

L’assessore al turismo della provincia di Rimini Fabio Galli ha dato la colpa al ritardo nell’inaugurazione del Palacongressi, mentre Alba Pellegrini, presidente di Aia Palace, sostiene che il settore congressuale tiene e che Batani dovrebbe ripensarci.

E così si torna a parlare e parlare …


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